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Journal · Materiali e filiera

Microplastiche e tessuti: il punto senza allarmismi.

31 ottobre 2026

Una lavatrice con una camicia in cotone antracite piegata e una rete da bucato corallo, in luce morbida

Le microplastiche tessili sono un tema vero e un tema facile da gonfiare. La verità sta in mezzo: i tessuti perdono fibre, i sintetici perdono fibre che non si degradano, e c'è parecchio che si può fare senza rinunciare a niente.

Che cosa si stacca, e quando

Ogni tessuto, lavandolo, rilascia frammenti minuscoli. Succede perché le fibre si sfregano tra loro e contro il cestello. Nei sintetici come poliestere, nylon e acrilico quei frammenti sono plastica, e finiscono nell'acqua di scarico.

Quanto ne esca dipende da molti fattori: il tipo di filato, la costruzione del tessuto, l'età del capo, il programma di lavaggio. I numeri circolanti variano molto da studio a studio, perché i metodi di misura non sono ancora uniformi. Per questo qui non ne diamo: meglio nessuna cifra di una cifra che non regge.

Fibre naturali: meno problema, non zero

Cotone, lino, lana perdono fibre anch'esse. La differenza è nella natura del frammento: cellulosa e cheratina sono materia organica e, in condizioni normali, si degradano. Non è un via libera assoluto. Tinture e finissaggi contano, e un tessuto misto porta con sé il comportamento della sua parte sintetica.

Il criterio pratico è semplice: più la composizione è chiara e più la fibra è naturale, meno incognite. Un capo in lino o lana merino, ben fatto, si lava poco e dura a lungo, e questo vale quanto la fibra stessa.

Macro di fibre naturali di lana e lino color crema accanto ad alcuni fili sintetici lisci

I gesti che riducono il problema

Lavare meno spesso, e a pieno carico, riduce lo sfregamento. Una temperatura più bassa e un ciclo delicato fanno lo stesso. Un capo si arieggia prima di metterlo in lavatrice, e si asciuga all'aria invece che in asciugatrice, che lo sollecita ancora.

Esistono sacchetti e filtri che trattengono parte delle fibre. Funzionano in misura diversa e vanno svuotati, perché ciò che catturano non deve rientrare nel ciclo dei rifiuti sbagliato. Sono un aiuto, non una soluzione.

Angolo lavanderia minimale con capi in fibre naturali piegati, una rastrelliera in acciaio nero e un telo corallo

E le regole?

A livello europeo il tema è sul tavolo. Secondo un'analisi della Pew Charitable Trusts, il regolamento sull'ecodesign dei prodotti sostenibili (ESPR) è lo strumento con cui si sta lavorando a requisiti per i tessili, compresa la riduzione delle fibre rilasciate. Non c'è ancora una regola definitiva: il quadro è in costruzione, e conviene guardarlo con cautela.

Nel frattempo la scelta resta nelle mani di chi disegna, produce e compra. Fibre scelte con criterio, capi pensati per durare, lavaggi meno frequenti: è il modo più concreto di fare la propria parte.

Per noi è un tema di lavoro quotidiano: nella nostra sede di Cologno al Serio, in provincia di Bergamo, confezioniamo dal 1979 capi che nascono per essere lavati poco e portati a lungo, con composizioni chiare e finiture fatte per durare. Meno rilascio comincia da un capo ben costruito.

Fonti

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