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Journal · Materiali e filiera

La viscosa responsabile esiste?

19 settembre 2026

La viscosa responsabile esiste?

C'è una domanda che la viscosa si porta dietro da anni, e non è retorica: da dove viene il legno che diventa questo tessuto morbido, leggero, capace di cadere come pochi altri? La risposta non è sempre la stessa — e la differenza tra una risposta buona e una cattiva si misura in foreste.

Da dove viene davvero la viscosa

La viscosa nasce dalla cellulosa del legno — eucalipto, faggio, bambù, a seconda del produttore — sciolta chimicamente e rifilata in fibra continua. È un processo industriale su scala enorme: si stima che ogni anno vengano abbattuti oltre 150 milioni di alberi nel mondo per diventare tessuti come questo. Il problema non è il legno in sé, rinnovabile per definizione se gestito bene. È da quale foresta arriva: una parte della domanda globale di polpa da dissoluzione proviene ancora da foreste antiche e a rischio, quelle che non si ricostituiscono in una generazione umana.

Il rischio deforestazione, misurato

Per anni la filiera della viscosa è stata tra le meno trasparenti del tessile: pochi marchi sapevano davvero da quale foresta arrivasse la polpa dei loro tessuti. L'iniziativa CanopyStyle ha cambiato le regole, mettendo in piedi un sistema di valutazione dei produttori — l'Hot Button Report, pubblicato ogni anno — che assegna a ciascuno una "maglietta": verde per chi dimostra, su 25 criteri oggettivi e fino a 40 punti, basso rischio di approvvigionamento da foreste antiche; rosso per chi non lo dimostra. Nel report 2024, il 71% dei produttori valutati — pari al 53% della fornitura globale di viscosa, rayon, lyocell e altre fibre cellulosiche artificiali — ha raggiunto lo status verde o verde scuro. È un progresso reale, non ancora un problema risolto: quasi metà della produzione mondiale resta fuori da quella soglia.

Macro di fibra di viscosa grezza e polpa di cellulosa a confronto, dettaglio texture

Il lyocell, la strada a ciclo chiuso

Dentro la stessa famiglia di fibre cellulosiche artificiali — che nell'insieme pesano circa il 6% del mercato mondiale delle fibre tessili — il lyocell segue un processo diverso dalla viscosa tradizionale. Il solvente che scioglie la polpa di legno viene recuperato e rimesso in circolo invece di essere scaricato a ogni ciclo: un sistema a circuito chiuso che riduce sensibilmente l'impronta chimica della lavorazione. Non è automaticamente sinonimo di foresta sicura — la materia prima va comunque verificata alla fonte — ma abbinato a una polpa certificata è oggi una delle strade più solide per un artificiale cellulosico che non chiede compromessi né sulla mano del tessuto né sulla sua origine.

Scorcio di atelier moderno con rotoli di tessuto fluido appesi, atmosfera naturale

Cosa cerchiamo, quando scegliamo la viscosa

Non piantiamo foreste, e non certifichiamo produttori: quello lo fanno organizzazioni che hanno gli strumenti per farlo. Quello che possiamo controllare, come manifattura, è a chi ci rivolgiamo quando un tessuto in viscosa o lyocell entra in una lavorazione, chiedendo la tracciabilità della polpa e non solo l'etichetta di composizione. È lo stesso criterio con cui lavoriamo nella nostra sede di Cologno al Serio, in provincia di Bergamo, dove sviluppiamo modelli e confezioniamo capi dal 1979: la materia prima si verifica prima di lavorarla, non dopo averla venduta.

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